Bollicine trentine

Le bollicine che ti portano dove non sei

23
feb, 2017

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Uso una metafora: quella di un appassionato e folle motociclista quale sono, che segue il Moto Gp con quel desiderio delle cose che non ti riguarderanno mai e invece... Arrivarci ed esserci è stata un'emozione grande, l'apice di anni e anni di preparazione, qualcosa che a distanza di mesi ancora non sembra essere accaduto davvero”: Maurizio Filippi commenta così il titolo di Miglior Sommelier d'Italia – Premio Trentodoc, conferitogli lo scorso novembre, a Trento, dall'Associazione Italiana Sommelier. “Il riconoscimento mi ha lasciato un segno importante e qualche consapevolezza in più, che mi permette ora di esprimere i miei giudizi, sempre con onestà intellettuale, ma con più serenità”.

Cinquantatré anni, nato a Novara da papà bresciano e mamma umbra, ha vissuto in diversi luoghi dell'Italia fino a stabilirsi, nel 2003, in Umbria. Qui è approdato, ci racconta, con il coraggio di rimettersi in gioco e investire tutto ciò che aveva in un paesino di poco passaggio, a eccezione di qualche turista interessato al centro storico: Filippi ha aperto infatti il ristorante Sala della Comitissa a Baschi (in provincia di Terni) con l’intento di impiegare tutte le su e risorse ed energie al fine  di essere il più adeguato possibile a questa sfida. “Quello che conta di più per me – ci spiega - è l'attenzione nel soddisfare le aspettative del cliente. Amo rispettarmi e per farlo devo rispettare per primo chi ho davanti: le persone entrano e ci affidano loro stesse, i loro momenti attorno alla tavola e noi siamo bravi se creiamo in loro ricordi belli”.

Come ha vissuto i momenti della premiazione?

“È stato particolarmente significativo conseguire il titolo a Trento poiché gran parte della mia vita l'ho vissuta tra le montagne della Val Camonica. Il Trentino poi è un territorio che conosco e amo da sempre, con cui ho un grosso legame. Sembrava tutto capitato a fagiolo”.

Che “rapporto” ha con il Trentodoc?

“È uno dei vini che mi ha sempre incuriosito e che negli ultimi anni mi ha sempre più catturato. È un vino capace di farsi sentire, un vino che porta con sé la luce del mattino, la brezza di montagna, le cime innevate. È uno spumante emozionale, evocativo, capace di portarti dove non sei”.

Come propone il Trentodoc a chi viene nel Suo ristorante?

Le persone che vengono da noi, soprattutto dopo il riconoscimento ricevuto, si aspettano qualcosa di “esotico”, di meno scontato e si affidano alla nostra professionalità. Qui entra in gioco il Trentodoc, un metodo classico che racchiude molte storie da raccontare. E quando i clienti ritrovano nel bicchiere quel racconto, allora nasce lo stupore che alimenta la passione”.

C'è un'etichetta Altemasi che predilige?

Indubbiamente la Riserva Graal, l'espressione del carattere di una casa spumantistica attraverso un lungo affinamento sui lieviti.

Progetti futuri?

Voglio rendere onore a questo anno importante. Ho in progetto di creare un bistrot annesso al ristorante dove la proposta si svilupperà attorno ai lieviti, a partire dalla prima colazione con la panificazione e la pasticceria fino al tardo pomeriggio con il vino e le birre. E la mia volontà è che, in questo bistrot, il Trentodoc abbia un grande, grande spazio.

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